Passa ai contenuti principali

New Dawn Fades

 



Questo racconto è pubblicato integralmente su gentesicura.it

Quello che non ci distrugge ci rende più forti
-- Friedrich Nietzsche

La prima volta che vide il tumulo, Arias credette di conoscere quella forma da sempre.

Era basso, un piccolo mucchio ordinato di sassi levigati. Al centro, come un chiodo piantato nel mondo, stava una spada senza tempo: lama opaca, impugnatura consumata, metà ferro arrugginito, metà fibra nera di qualche lega composita. Sembrava fosse molto antica.

Arias rimase fermo, lo zaino sulle spalle, gli scarponi ancora sporchi di polvere autostradale, il segnale della Rete Oracolare ridotto a un soffio intermittente sul polso.

«È qui che finisce il mondo?» chiese.

Una donna anziana, avvolta in un mantello verde scuro, stava sistemando rami secchi poco più in là. Si voltò, lo guardò come si guarda qualcuno che si aspettava da tempo.

«No,» rispose. «È qui che si smette di fingere.»

Si chiamava Lyra. Era una delle custodi di Axis.

Axis non compariva più sulle mappe ufficiali. Nelle vecchie fotografie satellitari, era un pezzo di campagna collinare, con terrazzamenti, filari, rovine di casali. Poi le immagini si erano fatte vaghe, distorte, pixellate. Si diceva che fosse un errore nell’aggiornamento dei sistemi ottici; altri sostenevano fosse un sabotaggio deliberato. Per Arias, che veniva dalla Città dei Dati, Axis era una leggenda urbanizzata: un villaggio scollegato, una comunità neolitica 2.0, una setta agricola antitecnologica.

Scoprì molto presto che non era nulla di tutto questo. E che era peggio. O meglio.

Puoi continuare la lettura al seguente link New dawn fades – #gentesicura – Cittadinanza digitale e consapevolezza dei rischi online

Commenti

Post popolari in questo blog

Chi ha paura dei log di navigazione internet?

Il GDPR, sulla base giuridica del legittimo interesse, consente al Titolare del trattamento di trattare dati personali relativi al traffico in misura strettamente necessaria e proporzionata per garantire la sicurezza delle reti e dell’informazione (Considerando 49) e per finalità di prevenzione delle frodi (Considerando 47). In questo contesto, è possibile conservare all’interno di apparati informatici di rete, come i firewall, i log generati dalle connessioni degli utenti a Internet: si tratta di file di testo che tracciano le attività digitali. Senza entrare troppo nei dettagli tecnici, tali log sono strumenti fondamentali per i tecnici informatici, ad esempio per ricostruire la dinamica di un attacco informatico oppure come strumento forense per individuare le cause e le responsabilità in caso di violazione dei dati personali ( data breach ). Inoltre, fatto non trascurabile, l'acquisizione forense di questi log è uno strumento di indagine essenziale per l'autorità giudiz...

Shadowplay

Questo racconto è pubblicato integralmente su gentesicura.it «Si potrebbe alzare un po’ l’aria condizionata? Qui si muore di caldo». chiese la ragazza alzando gli occhi verso il soffitto per osservare il lento movimento delle pale del ventilatore. Davanti a lei, dall’altro lato della scrivania posta in una saletta nel seminterrato del grigio blocco della sezione IV, l’ispettore stava sfogliando il suo fascicolo fumando un sigaro. Ogni boccata rendeva l’aria del piccolo ambiente meno respirabile. «Cortesemente, guarda in basso e tieni le mani sotto le cosce. Ne avremo ancora per molto, parlami della tua famiglia, dove abitavate?» chiese l’ispettore. «Non capisco il senso di tutte queste domande, le inventa lei oppure gliele scrivono? Che c’entra adesso la mia famiglia?» «Tranquilla, sono solo domande e in risposta al tuo quesito, c’è chi le scrive per me, ma ho un ampio margine di manovra. Va bene, se non mi vuoi parlare della tua famiglia, allora parlami di Shadowplay». «Adesso ho sete...

Transmission

Questo racconto è pubblicato integralmente su  gentesicura.it Con un improvviso scroscio di pioggia, giugno sorprese i fiorentini in strada e adesso in tanti si affrettavano a tornare alle proprie case del centro o a salire di volata sui tram che li avrebbero ricondotti in periferia, chi alzando il bavero della giacca, chi calzandosi sulla testa il berretto, chi, non avendo l’ombrello con sé, si era fermato sotto un qualche improvvisato riparo per la via ad aspettare che la forza del temporale si attenuasse. In quel giugno del trentanove nei volti delle persone trapelava una certa preoccupazione. Erano lontani i tempi dell’euforia della scorsa primavera quando Mussolini aveva invitato Hitler a visitare Firenze, città fascistissima, come amava definirla il duce. Una mattina di maggio, una moltitudine di contadini, con le loro famiglie, fu costretta a levarsi all’alba per arrivare in tempo a piedi, che i mezzi non se li potevano permettere, all’adunanza “del saluto” al duce e al suo...