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Shadowplay


Questo racconto è pubblicato integralmente su gentesicura.it

«Si potrebbe alzare un po’ l’aria condizionata? Qui si muore di caldo».
chiese la ragazza alzando gli occhi verso il soffitto per osservare il lento movimento delle pale del ventilatore. Davanti a lei, dall’altro lato della scrivania posta in una saletta nel seminterrato del grigio blocco della sezione IV, l’ispettore stava sfogliando il suo fascicolo fumando un sigaro. Ogni boccata rendeva l’aria del piccolo ambiente meno respirabile.

«Cortesemente, guarda in basso e tieni le mani sotto le cosce. Ne avremo ancora per molto, parlami della tua famiglia, dove abitavate?» chiese l’ispettore.
«Non capisco il senso di tutte queste domande, le inventa lei oppure gliele scrivono? Che c’entra adesso la mia famiglia?»
«Tranquilla, sono solo domande e in risposta al tuo quesito, c’è chi le scrive per me, ma ho un ampio margine di manovra. Va bene, se non mi vuoi parlare della tua famiglia, allora parlami di Shadowplay».
«Adesso ho sete e quel sigaro mi sta facendo venire il voltastomaco».
«Va bene, ti vado a prendere un bicchiere d’acqua o preferisci un succo di frutta?»
«L’acqua va bene, grazie».
«Torno subito, tu non fare scherzi».
«E dove vuole che vada?»

Poco dopo, lui tornò nella sala interrogatori numero 76 con un bicchiere di carta colmo d’acqua che la ragazza bevve tutto d’un sorso.

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