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Visualizzazione dei post con l'etichetta #gentesicura

No love lost. Un racconto di Giovanni Bigazzi

1 Mi baci con i baci della tua bocca, sì, migliore del vino era il tuo amore; ma sullo schermo, o donna inconsapevole, un amore guasto si tramuta in esposizione. 2 Inebrianti sono i tuoi profumi, aroma che si spande è il tuo nome, per questo le figlie di Gerusalemme si rallegrano. Ma ora un’altra eco corre nelle reti: non profumo, ma algoritmo, non nome, ma immagini violate. 3 Trascinami con te, corriamo! Così l’amata invocava l’amato. Ma oggi altri trascinano le immagini, le copiano, le incollano, le consegnano a una folla anonima che non conosce né rispetto né pudore. 4 Bruna sei e bella, diceva l’uomo che vedeva la sua sposa come vigna custodita. Ma nelle stanze virtuali, la vigna viene violata, e ciò che era fonte di vita diventa lubrico scambio per narcisisti senza cuore. 5 Il mio amato è mio e io sono sua, così cantava la donna dei monti. Ma qui l’amato non custodisce, espone, tradisce, consegna al branco ciò che dovrebbe proteggere come sigillo sul cuo...

Transmission. Un racconto di Giovanni Bigazzi

Con un improvviso scroscio di pioggia, giugno sorprese i fiorentini in strada e adesso in tanti si affrettavano a tornare alle proprie case del centro o a salire di volata sui tram che li avrebbero ricondotti in periferia, chi alzando il bavero della giacca, chi calzandosi sulla testa il berretto, chi, non avendo l’ombrello con sé, si era fermato sotto un qualche improvvisato riparo per la via ad aspettare che la forza del temporale si attenuasse. In quel giugno del trentanove nei volti delle persone trapelava una certa preoccupazione. Erano lontani i tempi dell’euforia della scorsa primavera quando Mussolini aveva invitato Hitler a visitare Firenze, città fascistissima, come amava definirla il duce. Una mattina di maggio, una moltitudine di contadini, con le loro famiglie, fu costretta a levarsi all’alba per arrivare in tempo a piedi, che i mezzi non se li potevano permettere, all’adunanza “del saluto” al duce e al suo nuovo amico tedesco in Piazza della Signoria. In Via Panzani, in p...

Shadowplay. Un racconto di Giovanni Bigazzi

«Si potrebbe alzare un po’ l’aria condizionata? Qui si muore di caldo». chiese la ragazza alzando gli occhi verso il soffitto per osservare il lento movimento delle pale del ventilatore. Davanti a lei, dall’altro lato della scrivania posta in una saletta nel seminterrato del grigio blocco della sezione IV, l’ispettore stava sfogliando il suo fascicolo fumando un sigaro. Ogni boccata rendeva l’aria del piccolo ambiente meno respirabile. «Cortesemente, guarda in basso e tieni le mani sotto le cosce. Ne avremo ancora per molto, parlami della tua famiglia, dove abitavate?» chiese l’ispettore. «Non capisco il senso di tutte queste domande, le inventa lei oppure gliele scrivono? Che c’entra adesso la mia famiglia?» «Tranquilla, sono solo domande e in risposta al tuo quesito, c’è chi le scrive per me, ma ho un ampio margine di manovra. Va bene, se non mi vuoi parlare della tua famiglia, allora parlami di Shadowplay». «Adesso ho sete e quel sigaro mi sta facendo venire il voltastomaco». «Va be...