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Transmission

Questo racconto è pubblicato integralmente su gentesicura.it

Con un improvviso scroscio di pioggia, giugno sorprese i fiorentini in strada e adesso in tanti si affrettavano a tornare alle proprie case del centro o a salire di volata sui tram che li avrebbero ricondotti in periferia, chi alzando il bavero della giacca, chi calzandosi sulla testa il berretto, chi, non avendo l’ombrello con sé, si era fermato sotto un qualche improvvisato riparo per la via ad aspettare che la forza del temporale si attenuasse.

In quel giugno del trentanove nei volti delle persone trapelava una certa preoccupazione. Erano lontani i tempi dell’euforia della scorsa primavera quando Mussolini aveva invitato Hitler a visitare Firenze, città fascistissima, come amava definirla il duce. Una mattina di maggio, una moltitudine di contadini, con le loro famiglie, fu costretta a levarsi all’alba per arrivare in tempo a piedi, che i mezzi non se li potevano permettere, all’adunanza “del saluto” al duce e al suo nuovo amico tedesco in Piazza della Signoria.

In Via Panzani, in piedi sull’uscio della sua bottega di riparazioni e vendita radio e accessori, come recitava l’insegna, Mario osservava quelle facce slavate nella pioggia col freddo distacco di chi se ne stava al riparo dagli eventi proprio quando sembrava che il mondo stesse per sprofondare giù nell’abisso. Stava per rientrare dentro al laboratorio, quando una berlinetta granturismo di colore amaranto si fermò sotto la pioggia proprio davanti alla sua vetrina, ne uscì trafelato un elegante signore di mezz’età con un folto paio di baffi neri che gli si fece incontro.

«Buonasera, avrei un problema con la radio, potrei fargliela vedere per capire di che cosa si tratta?»

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