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Sicurezza delle supply chain in ambito ICT



Negli ultimi anni la tendenza nel settore delle forniture ICT è sempre più quella di esternalizzare questa tipologia di servizi. Tra le cause di questa tendenza ci sono vari fattori: la difficoltà del reperimento sul mercato del lavoro delle competenze richieste, l'oggettiva diminuzione dei costi in un mercato sempre più competitivo col conseguente abbattimento dei costi fissi per le aziende, la velocità di dispiegamento di tali risorse nell'ambito delle infrastrutture IT nel cloud, la possibilità di concentrarsi sul proprio core business mantenendo un alto profilo di governance, la scalabilità delle risorse dove si paga solo per ciò che effettivamente si usa. Il risultato è che i data center in house si svuotano di hardware fisico per andare sul cloud nelle sue varie declinazioni:  infrastrutture IaaS e PaaS, piattaforme SaaS, servizi SOCaaS.

Chiaro che questa impostazione presenta delle criticità dal punto di vista della sicurezza in quanto generalmente si tende a sottovalutare gli aspetti legati alla sicurezza del cloud pensando che questi siano completamente a carico del fornitore. In realtà questi servizi cloud si fondano su una responsabilità condivisa tra il cliente ed il fornitore e quindi è importante approfondire volta per volta le catene di responsabilità. Trascurare questi aspetti ha come risultato la lunga catena di violazioni di sicurezza e relativi data breach che abbiamo visto negli ultimi anni e che è superfluo qui elencare.

Quali sono i rischi? Mettere in produzione software non sicuro presenta gravi rischi di compliance, le applicazioni potrebbero essere sfruttate per inserire codice malevolo distribuito attraverso canali ritenuti attendibili. Attraverso vulnerabilità delle reti è possibile inserire ransomware ed esfiltrare infoimazioni sensibili e riservate, la mancanza di formazione specifica degli utenti porta ad aumentare la superficie d'attacco puntando sul fattore umano, la delocalizzazione di queste risorse porta a rischi globali di cyberwarfare.

Per la verifica di queste catene di responsabilità il GDPR offre uno strumento normativo importante con i primi due paragrafi dell'art. 28 che riguardano il Responsabile del trattamento che per il nuovo regolamento è sempre un soggetto esterno che tratta dati personali per conto e su indicazioni del Titolare del trattamento. 

Con quale approccio dobbiamo affrontare l'adozione delle misure organizzative e tecnologiche richiamate dal paragrafo 1 dell'art. 28 del GDPR per garantire la sicurezza di queste supply chain in ambito ICT?

Dal punto di vista delle misure organizzative, lo strumento principale è l'adozione di check-list di valutazione. Tali check-list possono essere dedotte dalla parte dedicata ai fornitori nelle best practice di settore e framework esistenti come ISO/IEC 27002 e 27701 ed estensioni cloud 27017 e 27018, misure ENISA, (NIST) Framework Nazionale di Cybersecurity, controlli OWASP per lo sviluppo sicuro delle applicazioni (top ten proactive controls). Definizione e verifica delle catene di responsabilità e della possibilità del diritto di Audit sul fornitore, test della business continuity.

Dal punto di vista delle misure tecniche vanno verificati e approfonditi i controlli sui processi di backup e replica delle informazioni implemetazione di sistemi di alert e notifiche, testare le applicazioni prima della loro messa in produzione, definizione delle metriche e Key Performance Indicator, utilizzo di software per l'identificazione la risposta e la prevenzione delle vulnerabilità di sicurezza e conformità sul cloud quali Sophos Cloud Optix.

Per quanto riguarda il rischio globale il ricorso di molte aziende italiane a servizi IaaS completamente monopolizzato dai big player del mercato quali Microsoft Azure, Amazon AWS e Google Cloud Platform pone l'urgenza dell'implementazione di sistema di infrastrutture cloud nazionale in particolare per le PA.

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